Gente della Resistenza in Martesana
- concordiola
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Per gli 80 Anni della proclamazione della Repubblica, Concordiola ha invitato le sezioni ANPI della Martesana e altra associazioni di studi storici del territorio a collaborare per la realizzare questo reading con immagini e canzoni.
Lo spettacolo, realizzato dal gruppo I Resistenti di Vaprio d'Adda, ricorda le vicende dei deportati, dei combattenti e dei martiri ma soprattutto della fitta rete popolare che coinvolse persone di ogni età, sesso, estrazione sociale unite dal comune sentimento ostile alla guerra e alla dittatura.
INQUADRAMENTO STORICO-TOPOGRAFICO
Il territorio considerato copre un’area limitata dell’Est Milanese storicamente connotato come “Martesana”; tale territorio si articola nel triangolo che ha come vertice Porta Orientale e come base il corso del fiume Adda fra Trezzo e Truccazzano. L’area considerata comprende i seguenti antichi assi viari da Ovest a Est:
- L’antica Via Postumia Mediolanum - Aquileia sul cui tracciato venne attivata la Postale Veneta, oggi SS.n.11 Padana Superiore: via Padova - C.na Gobba – Vimodrone – Cernusco - Cassina de' Pecchi - Gorgonzola - bivio Villa Fornaci per Inzago e ponte di Cassano, con diramazione al bivio verso il ponte di Vaprio.
- La via Cassanese da Cassina Cigada (p.zza Ascoli) Lambrate – Pioltello - Vignate – Pozzuolo - Trecella - Cassano ponte.
- La via Rivoltana dalla Cigada all’Acquabella (p.zza Susa) - Ortica - Tregarezzo/Segrate - Melzo - Truccazzano ponte.
Negli anni ’40 del secolo scorso erano presenti e attive all’interno di quest’area le seguenti infrastrutture grosso modo parallele agli assi viari:
- Il Naviglio della Martesana con punti di imbarco a Cascina Gobba - Vimodrone - Cernusco - Gorgonzola - Villa Fornaci - Inzago - Volta di Cassano - Groppello - Vaprio.
- La Tramvia Loreto - Crescenzago - Cascina Gobba ecc. seguendo la SS.11 e biforcandosi al bivio verso Vaprio e verso Cassano.
- La Ferrovia Ferdinandea Milano - Venezia con stazioni a Lambrate - Pioltello/Limito - Vignate - Melzo - Trecella - Cassano.
Dunque in uno spicchio di territorio relativamente limitato (40° su 360 intorno al Capoluogo) una significativa densità di insediamenti funzionali al collegamento di Milano con la Padania Orientale, i porti dell’Adriatico settentrionale e i valichi alpini verso la Germania.
Nello scorcio storico considerato (Settembre 1943/ Maggio 1945) i collegamenti fra Milano - sede del Comando Tedesco per l’Alta-Italia e di fatto “capitale” della R.S.I.- con la sede del Governo a Salò e con le strade verso il confine del Reich che iniziava già nell’attuale provincia di Bolzano annessa al Reich, vertevano tutti su infrastrutture presenti nel nostro territorio.
Nell’assestarsi del fronte alla Linea Gotica (autunno 1944) l’attenzione militare delle forze nazi-fasciste è prevalentemente rivolta a Sud e a Ovest della città; da Nord la Svizzera impedisce transiti militari sia in difesa che in attacco, da Est si attendono invece rinforzi. Col precipitare degli eventi nella primavera ’45 la zona della Martesana diventa la via di fuga verso i territori orientali dell’arco alpino, territori che resteranno sotto il controllo del Reich fino alla sua caduta l’8 maggio 1945.
Ne consegue che le principali azioni belliche della Resistenza muoveranno verso Milano dal Piemonte e dall’Oltre Po Pavese, precedendo gli Alleati che salivano dall’Emilia; mentre lo scacchiere di nostro interesse diventa teatro di sabotaggi e piccole, seppur sanguinose, azioni di intralcio nella fase finale della Liberazione. Gli ultimi presidi militari tedeschi in Milano, asserragliati nella Casa dello Studente di viale Romagna e nella caserma dell’Aeronautica di p.zza Ascoli, lasceranno la città solo la mattina del 28 Aprile muovendosi prevalentemente sulla via Cassanese in direzione di Vaprio, unico ponte transitabile sull’Adda, coll’intenzione di consegnarsi agli Anglo-Americani che avanzavano timidamente da Crema.
In estrema sintesi, le azioni partigiane di carattere propriamente bellico non interessarono la nostra zona, che fu invece fitta di azioni di sabotaggio, disturbo, danneggiamento; tutte azioni che poggiavano su una estesa e radicata opposizione popolare alla presenza nazi-fascista, sentimento indispensabile a garantire il movimento clandestino. Le formazioni partigiane furono magari piccole ma capillari e tali da muoversi “come un pesce nell’acqua” nella fitta rete insediativa dotata di numerosissimi e svariati punti d’appoggio: ville signorili e casotti nei campi, oratori e fabbriche, case private e osterie. Dunque non corpi militarmente strutturati come in montagna, ma singoli attori, nativi del posto, coordinati nella segretezza, sciolti nella popolazione e con una perfetta conoscenza del territorio e delle sue criticità.
Claudio M.Tartari




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